Come evidenziato dalla rivista ufficiale dell’ERSA, la qualità degli incordatori sta crescendo in modo evidente, anche grazie ad una più elevata qualità della formazione e dell’attenzione posta ai dettagli della nostra professione. In particolar modo in Italia e in Spagna abbiamo ricevuto i maggiori complimenti per le molte attività formative organizzate.

Da quasi tre anni mi occupo di ERSA per la nostra nazione, ho avuto modo di formare moltissimi incordatori e di esaminarne diversi per le certificazioni CS e MRT e sono ora ho un quadro più completo dell’insieme.

Oltre alle meritate congratulazioni e la soddisfazione per il superamento dei test, devo altresì rilevare che la prova pratica è superata dalla maggior parte dei candidati brillantemente, a volte con impuntamenti e piccoli errori che tuttavia non ne inficiano l’esito.

Diverso è però il discorso sulla teoria.

La percentuale di punteggio minima per passare l’esame (sia scritto che pratico) deve essere dell’84%, e qui viene la parte curiosa.

Se nella prova pratica quasi tutti i candidati la superano avvicinandosi al 90% del punteggio, nella quasi totalità dei casi per la parte teorica non si supera l’84/85% (soglia minima).

Questo denota che in “manualità” siamo bravi ma studiare resta la nostra lacuna principale.

Ora è venuto il momento di alzare l’asticella, quindi inaspriremo ulteriormente la già poca tolleranza dimostrata durante le prove (chi ha partecipato ad un esame sa bene che non sono “morbido”).

D’ora in avanti gli errori pratici peseranno molto di più sul giudizio della prova, quindi tempi, errori procedurali, ecc., dovranno essere assolutamente evitati.

Per quanto riguarda la prova scritta le mancate risposte e/o quelle errate faranno da sole la loro selezione sul punteggio finale.

Un altro consiglio che mi sento di dare agli aspiranti incordatori è quello di non correre, non voler a tutti i costi cercare la massima certificazione nel minor tempo possibile, perché sarete vittime di voi stessi. Preparatevi, studiate e fate pratica, i risultati arriveranno ma richiedono tempi “fisiologici”. Non posso correre se cammino ancora in modo instabile.

Molti partecipano ad un corso base e già pensano a quando daranno l’esame, non lo fate!

Portate a casa l’esperienza maturata nei corsi e mettetela in pratica per mesi, lavorando, sbagliando e correggendosi con umiltà.

Non agognate a quel pezzo di carta, che sì ha una valenza internazionale, ma pensate alla qualità del vostro operato e solo allora sostenere un esame sarà una verifica di ciò che avete maturato e non un solo trofeo da esibire.

Quasi tutti gli aspiranti CS/MRT prima ancora di sostenere l’esame per queste certificazioni, non si astengono dal chiedermi secondo la mia opinione quando potranno provare a sostenere l’esame di PTS. Questo è ciò che intendo, non è lo spirito giusto.

Una giusta motivazione e voglia di fare è lodevole, ma essere troppo “prestazionali” e pensare solo alla qualifica è sbagliato.

La stragrande maggioranza dei candidati agli esami dovrebbe fare un test per CS e invece punta a un esame ancora più difficile come l’MRT e per il quale non studia a sufficienza, lo denota il fatto che alcuni non lo passano e chi lo supera lo supera di poco.

Concludo sperando che queste mie considerazioni vengano colte come una richiesta di maggior impegno nella preparazione teorica e una più attenta valutazione sugli esami da sostenere.

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